Martina Tarozzi, una delle ideatrici e fondatrici del collettivo Tutte Abbiamo Voce (TAV) si presenta attraverso il suo progetto Cinepolitik.

Martina aveva promosso un anno fa ‘Facciamoci sentire ! Il Gender Gap nel podcasting italiano”, coinvolgendo e radunando a Milano a Fabbrica del Vapore alcune podcasters, autrici e produttrici, che sono poi diventate compagne di viaggio e di collettivo. Nel corso del primo evento italiano di podcasting femminile, in programma sabato 21 marzo, il collettivo TAV tornerà sul ‘luogo del delitto’ e Martina modererà il panel ‘Podcasting e attivismo’, evento realizzato in alleanza con MUPA Museo del Patriarcato di Action Aid Italia.

Martina, come il tuo attivismo si esprime in Cinepolitik?

Lavoro da tanti anni in comunicazione occupandomi di scrittura e strategie di contenuto per molti brand, ma la pandemia ha sparigliato totalmente le carte e ne è nato Cinepolitik, un progetto totalmente indipendente attraverso cui ho unito la mia formazione cinematografica (mi sono laureata al DAMS indirizzo cinema appunto) alla mi consapevolezza storica e politica.

L’idea è quella di raccontare attraverso film e serie tv per lo più mainstream il contesto storico, politico ed economico di cui sono specchio per decifrare in modo “diverso” ma sempre chiaro ed accessibile temi complessi della nostra contemporaneità per lo più rimossi dalla nostra scuola, il cui programma si chiude colpevolmente alla fine della seconda guerra mondiale (!): la concezione di “straniero”, l’evoluzione del capitalismo, la storia e le parole del femminismo, la nascita e la distorsione di internet, la questione ambientale e così via…

Il mio attivismo è questo: viviamo un momento storico drammatico dove propaganda e disinformazione intossicano il dibattito pubblico, dunque riuscire a rendere comprensibili a tutti i temi più urgenti del nostro presente è un modo attivo di fare politica, di sostenere una cittadinanza attiva e responsabile.

Dalla tua prospettiva e esperienza di ascolto, cosa c’è e cosa manca nel mondo podcast femminile?

Il podcasting femminile sta davvero facendo tanto per dare nuove prospettive alla realtà, che si tratti di ridare voce alle donne rimosse dalla storia e dalla cultura, raccontare guerre e realtà scomode, portare all’attenzione temi importanti attraverso nuovi sguardi, ma sicuramente ci sono dei problemi a monte che mettono a margine le nostri voci: una certa inibizione a esporsi, una “crosta culturale” di timore verso la tecnologia, e poi ovviamente i condizionamenti dell’industria e degli algoritmi, che come ormai sappiamo favoriscono voci e contenuti già di successo e per lo più maschili.

Parlando di podcast industry: cosa ti tiene sveglia la notte e cosa ti fa alzare pimpante la mattina dopo?

Resta anche qui la radicata questione del “potere”: se infatti questo a livello dirigenziale e d’industria continua ad essere in salde mani maschili, è più difficile che possano emergere talenti e voci femminili. È un problema che tocca tutti i settori, non solo quello del podcasting e più in generale dell’audio.

Poi però mi sembra che le donne si stiano davvero “svegliando”, l’iniziativa di “tutte Abbiamo Voce” vuole essere parte di questo risveglio e spero davvero che, facendo rete tra noi, qualcosa possa cambiare: a guardarmi intorno in un contesto sempre più drammatico direi che ne abbiamo davvero bisogno!

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