Per chi non la conoscesse già, Rossana de Michele è un nome di riferimento nel mondo del podcasting, fondatrice di Storielibere oltre che autrice e produttrice per le più importanti realtà editoriali italiane.
E’ una delle anime del collettivo Tutte abbiamo voce e all’evento di sabato 21 marzo a Fabbrica del Vapore parteciperà al panel “Modelli di business e presenza femminile nell’industria” e modererà un case study del mondo del podcasting.
La tua è una lunga esperienza nella podcast industry. Oggi hai cambiato vita e esci con un nuovo lavoro: ci puoi anticipare qualcosa?
È in pubblicazione la mia prima serie podcast con Radio 24, “Mi chiamo Cristina, Vita ribelle della principessa di Belgioioso”.

Ho scelto di scrivere e narrare a voce la storia di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una donna controcorrente che è stata protagonista fondamentale del nostro Risorgimento, poiché nonostante sia stata famosa e ammirata in vita, appena scomparsa è stata dimenticata, mentre, guarda caso, tutti i personaggi maschili con cui ha condiviso quel tratto di storia – che è stato fondamentale per l’unità d’Italia – sono oggi ricordati e considerati protagonisti, laddove lei è misconosciuta e non studiata come meriterebbe. Cristina è interpretata da Ambra Angiolini e insieme a me a raccontarla ci sono numerose personalità come Paolo Mieli, Lia Celi e l’attrice Anna Bonaiuto che l’ha interpretata a teatro.
Dalla tua prospettiva e esperienza di ascolto, cosa c’è e cosa manca nel mondo podcast femminile?
Uomini disposti ad ascoltare le voci femminili, che in un podcast non possono che essere assertive e senza contraddittorio, banalmente per la natura stessa del mezzo. Fa male dirselo, soprattutto per quelle che sono convinte di avere il controllo della situazione, non abbiamo colpe, subiamo. Il podcast va a fare compagnia ai libri, ai film e ad altri mezzi espressivi in cui gli uomini preferiscono ascoltare, leggere guardare altri uomini. La rivoluzione culturale che sognavamo portasse le donne ad avere pari visibilità degli uomini sta subendo, proprio ora che il podcast si sta consolidando, una battuta di arresto culturale difficile da digerire, e che richiede forme di resistenza diversificate. Dobbiamo essere contemporaneamente resilienti, resistenti e il più possibile presenti. Ma che fatica! Ma quando questa battuta d’arresto passerà, dovremo farci trovare al nostro posto e quindi non possiamo mollare di un centimetro, anche quando ci sembra inutile, tutte insieme e tutte solidali, perché la vera differenza tra il movimento femminista e tutti gli altri è che non si tratta di un movimento individualista, ma partecipato.
Parlando di podcast industry: cosa ti tiene sveglia la notte e cosa ti fa alzare pimpante la mattina dopo?
Sicuramente mi spiace che una certa deriva stia trasformando il podcast da contenuto editoriale, capace di distinguersi nel panorama, a rumore di fondo. Mancano gli investimenti e piano piano stiamo buttando via il patrimonio valoriale che i tratti distintivi del mezzo contribuivano a esaltare, e questa è una brutta notizia non solo per gli ascoltatori che cercano qualità ma anche per i brand, che perdono un baluardo della comunicazione verticale prima ancora di averne esplorate tutte le possibilità, in un magma di immagini tutte uguali e che raccontano ormai poco.
Resta però sempre valido il “miracolo” per cui una narrazione immaginifica, una voce coinvolgente e un buon sound design possano trasportarti in storie e avventure come e meglio di un colossal, dandoti la sensazione di poter portare con te i tuoi ascoltatori senza porti limiti; poiché laddove il mezzo è semplice da utilizzare, la complessità del contenuto può mantenersi alta e sfaccettata, senza richiederti semplificazione. Non è una gran cosa?
Programma, informazioni e iscrizioni a Tutte Abbiamo Voce (evento gratuito, si richiede l’iscrizione) si trovano qui : www.tutteabbiamovoce.it