A pochi giorni dal primo evento dedicato al podcasting femminile, Tutte Abbiamo Voce, è appena uscita la cinquina di finaliste al premio LaPodstar, ideato e promosso da Ester Memeo che in questa breve intervista conosceremo un po’ di più. Il premio sarà assegnato al podcast più votato e apprezzato dalla giuria, al termine della giornata di lavori sabato 21 marzo a Milano alla Fabbrica del Vapore.

Il tuo nome e la tua esperienza nel podcasting sono associati anche a LaPodstar : ci racconti qualcosa di te e dell’edizione 2026 del premio?

Sono entrata nel settore del podcasting nel 2019 con un progetto editoriale indipendente, e dopo la partecipazione al mio primo Festival del Podcasting mi sono resa conto che quel mondo mi piaceva, mi faceva sentire parte di qualcosa di importante e soprattutto era accessibile anche per una neofita come me.

Nel giro di un paio d’anni sono passata dall’essere podcaster all’essere una producer, specializzandomi nella produzione di podcast per il business, affine al settore da cui provengo, e di temi di impatto sociale e culturale a cui sono molto legata. Ho fondato Podstar nel 2024, come naturale evoluzione del mio percorso professionale e ho acquisito il Festival del Podcasting, di cui ora sono direttrice artistica e organizzatrice.

Nella mia carriera professionale, in particolare in azienda, mi sono scontrata più volte con un mindset conservatore, dove le opportunità di crescita in posizioni apicali erano mosche bianche. Come donna dovevi dimostrare e dare sempre e comunque qualcosa di più, (più tempo, più energie, più flessibilità…) che poi non bastava mai perché puntualmente l’asticella si alzava. Il palco andava conquistato, con non poca fatica, e quando capitava di essere lì sopra, guardandoti intorno ti rendevi conto che eri l’unica o una delle poche donne.

Ho capito che il podcasting poteva essere uno spazio in cui se il palco non te lo offre nessuno te lo puoi costruire tu, inviti chi vuoi, decidi che voce portare al pubblico. Uno spazio accessibile per definizione, senza i vincoli dei grandi media.

Tuttavia, c’è un MA grande quanto una casa, perché l’accessibilità non è solo una questione tecnologica o economica. È anche e soprattutto una questione culturale, aspetto su cui si plasmano molte delle logiche di visibilità del mondo odierno. Ciò significa che se otteniamo il palco ma il palco resta in disparte siamo punto e a capo.

Come possono cambiare queste logiche? Valorizzando le voci femminili con un riconoscimento culturale, a loro dedicato, che dia loro visibilità e allo stesso tempo funga da elemento di rappresentanza per chi su quel palco crede di non poterci salire in quanto donna. Da qui nasce il premio LaPodstar al miglior podcast femminile di impatto sociale e culturale.

Dalla tua prospettiva e esperienza di ascolto, cosa c’è e cosa manca nel mondo podcast femminile?

C’è tanto valore nei contenuti. Le competenze non mancano perché siamo brave a misurarci con alte aspettative. Ci manca forse un po’ più di sfacciataggine nel chiedere quello che vogliamo e nel prenderci quello che ci spetta. E un po’ più di supporto tra pari, uomini e donne.

Oltre alla nostra sfera di controllo sarebbe bello se ci fossero più opportunità di business per le donne a prescindere dalla loro fama o popolarità, ma per la professionalità che possono offrire.

Parlando di podcast industry: cosa ti tiene sveglia la notte e cosa ti fa alzare pimpante la mattina dopo?

Ciò che mi fa alzare pimpante è l’idea di poter contribuire a far crescere un settore relativamente giovane e guidare le persone nel realizzare il loro desiderio di esprimersi e generare impatto sugli altri. Il podcast a mio avviso è un mezzo che educa, crea relazioni e ha un valore culturale reale ed è accessibile a tutti, anche ai bambini. Questo è meraviglioso, lo trovo molto democratico.

Mi preoccupa la piega che il podcasting sembra stia prendendo: le logiche della creator economy spingono verso una concentrazione dell’attenzione e delle risorse su poche voci già affermate, mentre una pluralità di creator resta invisibile e sottorappresentata. Il video podcasting ha accentuato questa direzione.

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